La scuola “del rigore” significa più studenti bocciati o più studenti che imparano di più??? Il Ministero della Pubblica Istruzione ha reso noti i primi dati relativi agli scrutini delle scuole italiane, in base ai quali risulta che è aumentato di migliaia il numero degli studenti bocciati e degli studenti non ammessi alla maturità.
Fanno riflettere tali dati. Le maggiori bocciature dimostrano che si sono irrigiditi i parametri di valutazione ma, al tempo stesso, non sono aumentate le possibilità per gli studenti di recuperare: I corsi di recupero sono praticamente inesistenti e le offerte didattiche e formative continuano ad essere ridotte drasticamente. Il governo, invece che sbandierare le maggiori bocciature come un successo, dovrebbe intervenire subito per ridurre al minimo gli studenti che non riescono a superare l’anno, aumentando le risorse a disposizione per le scuole e mettendo fine ad una scellerata politica di tagli che contribuiscono ad aumentare l’insuccesso scolastico e l’abbandono scolastico.
Anche guardando al resto dell’Europa, I nostri dati sulle bocciatura e sulla dispersione non sembrano poter essere un motivo di vanto: i giovani tra i 18 e i 24 anni con la sola licenza media e non inseriti in un percorso di studio sfiora il 20% e l’obiettivo da raggiungere per il 2010 dovrebbe essere il 10%; così come siamo lontani dall’obiettivo per il 2010 di aumentare notevolmente i diplomati. La nostra, è una scuola che non elimina ma amplifica le differenti situazioni socio-economiche di partenza degli studenti. Non è una novità che i figli di genitori laureati hanno maggiori probabilità di ottenere un diploma e laurearsi, così come non è un caso che le maggiori bocciature si verifichino negli istituti tecnici e professionali. La scuola, deve essere in grado di rimuovere tali differenze e mettere tutti gli studenti nelle stesse condizioni di partenza. Ciò si può fare solo attraverso politiche di diritto allo studio, che permettano a tutti di comprarsi i libri, di raggiungere il luogo di studio, di avere accesso a servizi culturali e didattici, di potersi permettere corsi di recupero, ecc. L’impegno di ogni studente nello studio è indispensabile e deve essere incentivato e premiato, ma lo Stato non può spogliarsi delle proprie funzioni e non dare a tutti gli strumenti indispensabili per imparare.
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