Nov 27

-

Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all’unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l’impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.

Grazie a quella legge, infatti, sono nate coopertive giovanili che operano sui terreni confiscati. Le cooperative (Pio La Torre, Placido Rizzotto e tante altre) oggi garantiscono lavoro pulito e vero a ragazzi e ragazze che altrimenti sarebbero costretti ad emigrare dalle proprie terre. Il riutilizzo sociale dei beni confiscati permette anche a decine di associazioni di volontariato di avere sedi per l’accoglienza dei migranti, dei rifugiati politici, centri di aggregazione giovanili, centri di riabilitazione per i diversamente abili.

Oggi quell’impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. È facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettant  simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all’intervento dello Stato.

La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni.

Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l’emendamento sulla vendita dei beni confiscati. Si rafforzi, piuttosto, l’azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan. S’introducano norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. E vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie.
Ma non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un’Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti “cosa nostra”.

L’Associazione Libera ha lanciato una petizione che in sole 48 ore ha già raggiunto 15.000 firme, inoltre hanno firmato l’appello persone dello spettacolo, della cultura e dell’associazionismo come Roberto Saviano, Nando Dalla Chiesa, Rita Borsellino, Vauro, Giancarlo Caselli, Moni Ovadia, Ascanio Celestini, Subsonica. Firma anche tu l’appello su WWW.LIBERA.IT.

Nov 9

Da oltre sessant’anni il 17 novembre è una data di grande valore simbolico per gli studenti: in quella data, infatti, centinaia di studenti cecoslovacchi che si opponevano alla guerra furono arrestati e uccisi dai nazisti nel 1939.

Nel 1941 alcuni gruppi di studenti in esilio, gli stessi che avrebbero poi costituito il nucleo dell’International Union of Students, decisero che il 17 novembre sarebbe diventato l’International Students Day, la giornata internazionale di mobilitazione studentesca.

Da quel giorno ogni anno in decine di paesi gli studenti si sono mobilitati in ricordo di quel massacro e per rivendicare il diritto di studiare per tutti, e la necessita di costruire un mondo di pace, giustizia, democrazia e libertà. E nel 1973 gli studenti greci del Politecnico di Atene che manifestavano proprio in difesa di questi principi furono massacrati dai carri armati del regime dei Colonnelli. Ed infine il 17 novembre del 1989 ancora in Cecoslovacchia, i carri armati repressero ancora una volta duramente gli studenti che manifestavano.

L’assemblea studentesca internazionale di Bombay nel 2004 ha deciso di ripristinare questa data della memoria e di renderla un momento importante di mobilitazione studentesca. Migliaia di studenti , quest’anno, in tutto il mondo si mobiliteranno il 17 Novembre perché siano riconosciuti i diritti degli studenti, perché sia garantito a tutti/e nel mondo il diritto all’istruzione, perché l’istruzione resti un bene pubblico e non venga privatizzato.

A GENOVA CORTEO STUDENTESCO!

CONCENTRAMENTO IN PIAZZA CARICAMENTO ORE 9.15

17/11/09

Nov 1

Lo stage (tirocinio formativo) è un’esperienza lavorativa nella quale lo studente acquisisce ed affina la propria professionalità e formazione. O così dovrebbe essere.

Nella realtà gli stage si trasformano spesso in situazioni di “sfruttamento” nei confronti del tirocinante. Un tacito sfruttamento dovuto alla non conoscenza dei diritti all’interno del percorso formativo. Tutto ciò è legale in quanto non vi è l’esistenza di uno statuto che disciplini diritti e doveri degli studenti nell’ambito lavorativo.

Da anni l’Unione Degli Studenti lotta per l’esistenza a livello regionale e nazionale di uno statuto dei diritti degli studenti in stage.

Noi vogliamo che:

  1. Tutti gli istituti tecnici debbano obbligatoriamente offrire l’opportunità a tutti gli studenti di partecipare allo stage;
  2. vi sia un corso preliminare a spese della scuola nel quale lo studente viene a conoscenza dello statuto;
  3. la totale copertura assicurativa ed una retribuzione minima di 600 euro;
  4. validità dello stage nel curriculum vitae;
  5. partecipazione attiva alle associazioni studentesche (DPR 249/98, DPR 567/96)

Condividi la tua esperienza e le tue idee all’assemblea studentesca il 5 novembre alle ore 16.00 a palazzo Tursi (in via Garibaldi)!!!