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	<title>Unione Degli Studenti Genova</title>
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	<description>Il sito ufficiale dell' Uds Genova</description>
	<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 11:13:42 +0000</pubDate>
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		<title>Annullato il mercatino del libro usato.</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 13:26:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Uds</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Annullato il mercatino del libro usato.
A causa di problemi organizzativi l&#8217;Unione degli Studenti Genova ha dovuto annullare il mercatino dellibro usato.
Scusate per l&#8217;inconveniente.
UDS Genova
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Annullato il mercatino del libro usato.</strong></p>
<p>A causa di problemi organizzativi l&#8217;Unione degli Studenti Genova ha dovuto annullare il mercatino dellibro usato.</p>
<p>Scusate per l&#8217;inconveniente.</p>
<p>UDS Genova</p>
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		<title>G8-Sentenza Diaz: Abbiamo avuto la verità, vogliamo giustizia. Fuori dalla polizia gli agenti-massacratori condannati</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 15:40:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Uds</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
I giudici della Terza sezione della Corte d&#8217;Appello di Genova hanno ribaltato la sentenza di primo grado, per i disordini e l&#8217;irruzione alla scuola &#8216;Diaz&#8217; del luglio 2001 a Genova.Tutti i vertici della Polizia che erano stati assolti hanno subito condanne comprese tra 3 anni e 8 mesi e 4 anni unitamente all&#8217;interdizione dai pubblici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.udsgenova.com/wp-content/uploads/2010/05/17.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-483" title="diaz 17" src="http://www.udsgenova.com/wp-content/uploads/2010/05/17-300x204.jpg" alt="" width="196" height="132" /></a></p>
<p>I giudici della Terza sezione della Corte d&#8217;Appello di Genova hanno ribaltato la sentenza di primo grado, per i disordini e l&#8217;irruzione alla scuola &#8216;Diaz&#8217; del luglio 2001 a Genova.Tutti i vertici della Polizia che erano stati assolti hanno subito condanne comprese tra 3 anni e 8 mesi e 4 anni unitamente all&#8217;<strong>interdizione dai pubblici uffici per 5 anni</strong>. Nel complesso <strong>le pene superano gli 85 anni</strong>. In totale sono stati condannati 25 imputati sui 27. [continua..]</p>
<p><span id="more-478"></span></p>
<p><em>« La più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale. » </em><br />
(Amnesty International)</p>
<h2><strong>Veniamo ai fatti:</strong></h2>
<p>A Genova nel <strong>luglio 2001</strong> si svolge il g8, l&#8217;incontro tra gli <strong>&#8220;8 grandi della Terra&#8221;</strong>, ovvero i capi di governo degli 8 paesi più industrializzati. Fuori centinaia di migliaia di persone manifestano per chiedere maggiori diritti e un sistema economico-sociale differente.</p>
<p><a href="http://www.udsgenova.com/wp-content/uploads/2010/05/0ggxks7s.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-479" src="http://www.udsgenova.com/wp-content/uploads/2010/05/0ggxks7s-300x199.jpg" alt="" width="226" height="150" /></a></p>
<p>La polizia, i carabinieri e la guardia di finanza reprimono duramente le manifestazioni, siano esse pacifiche o più critiche. Vengono <strong>pestati a sangue</strong> giovani di ogni età, donne e disabili.</p>
<p>Il pomeriggio di sabato 21 luglio 2001, <strong>Perugini</strong> - allora <strong>vice capo della Digos ligure e responsabile dell&#8217;antiterrorismo </strong>- <em>arrestò</em> a modo suo il giovane no-global, che insieme ad altri ragazzi partecipava ad un pacifico sit-in davanti alla questura di Genova. Otto manifestanti finirono in manette nella caserma di Bolzaneto, accusati di aver lanciato pietre e bottiglie all&#8217;indirizzo degli agenti, accuse fortemente smentite dai numerosi video e immagini portati a processo.</p>
<p><a href="http://www.udsgenova.com/wp-content/uploads/2010/05/boh07521xix20.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-485" title="Perugini - pestaggio" src="http://www.udsgenova.com/wp-content/uploads/2010/05/boh07521xix20.jpg" alt="" width="218" height="232" /></a></p>
<p>Nel frattempo vengono usati <strong>gas lacrimogeni banditi</strong> dall&#8217;unione europea per la loro pericolosità e gli stessi vengono sparati all&#8217;<strong>altezza del volto</strong> o addirittura dagli <strong>elicotteri </strong>sui manifestanti.</p>
<p><a href="http://www.udsgenova.com/wp-content/uploads/2010/05/e2120xiv4.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-486" title="Gas lacrimogeni - pestaggi" src="http://www.udsgenova.com/wp-content/uploads/2010/05/e2120xiv4-300x196.jpg" alt="" width="218" height="142" /></a></p>
<p>Alcuni reparti della polizia utilizzano <strong>manganelli non regolamentari</strong> (spranghe coperte con il nastro adesivo nero per farle sembrare manganelli) per picchiare i manifestanti,</p>
<p><a href="http://www.udsgenova.com/wp-content/uploads/2010/05/20luglio_24-d.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-487" title="20luglio_manganelli fuori legge" src="http://www.udsgenova.com/wp-content/uploads/2010/05/20luglio_24-d-300x199.jpg" alt="" width="209" height="144" /></a></p>
<p>Oppure vengono utilizzati <strong>blindati</strong> e defender per caricare i manifestanti rischiando di <strong>investirne</strong> più di uno.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="315" height="260" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Xh8Uf79fW8Y" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="315" height="260" src="http://www.youtube.com/v/Xh8Uf79fW8Y"></embed></object></p>
<p>Si assiste a decine di poliziotti che <strong>massacrano</strong> giovani inermi già a terra, pestaggi indiscriminati a donne con le mani alzate, tutto questo mentre decine di giovani incappucciati, i famigerati <strong>black-block</strong>, sono liberi di fare tutto quello che vogliono a pochi metri dalla polizia.</p>
<p><a href="http://www.udsgenova.com/wp-content/uploads/2010/05/05ponti.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-489" title="Black Block" src="http://www.udsgenova.com/wp-content/uploads/2010/05/05ponti-300x197.jpg" alt="" width="215" height="141" /></a></p>
<p>Alcune foto recuperate in seguito mostreranno poi strani individui, <strong>agenti provocatori e infiltrati</strong> insieme ai poliziotti.</p>
<p><a href="http://www.udsgenova.com/wp-content/uploads/2010/05/0ggvw02t.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-490" title="ITALY G8" src="http://www.udsgenova.com/wp-content/uploads/2010/05/0ggvw02t-300x219.jpg" alt="" width="255" height="195" /></a></p>
<h2><strong>La vera storia della Diaz</strong></h2>
<p>Hanno fatto <strong>sessantuno feriti</strong> tra gente che dormiva, <strong>spaccando milze e teste senza pietà. </strong>Hanno <strong>manipolato le prove,</strong> come le due famose <strong>bottiglie molotov</strong>,<strong> per arrestare 93 innocenti.</strong> E ora l&#8217;inchiesta sull&#8217;assalto alla scuola Diaz, che ha portato i pm a interrogare come testimone anche Gianni De Gennaro, ci consegna questi superpoliziotti che negano l&#8217;evidenza, si contraddicono, calpestano la procedura penale e finché possono scaricano sul reparto mobile romano (ex celere) di Vincenzo Canterini. <strong>Nessuno di loro ha visto alzare un manganello</strong>. Da Canterini al prefetto Arnaldo La Barbera sono tutti entrati «dopo», «in posizione arretrata», «tra gli ultimi», «quando la situazione era ormai congelata». Ed è incredibile l&#8217;atteggiamento di un big come Gianni Luperi, numero due dell&#8217;antiterrorismo del Viminale (ex Ucigos) e al G8 responsabile della sala internazionale delle polizie. A luglio Luperi ha rifiutato di rispondere ai pm, comportamento garantito ai privati cittadini (o a Silvio Berlusconi) ma certo poco opportuno per un dirigente della polizia al quale i magistrati intendevano mostrare il filmato che lo ritrae con la busta delle molotov in mano nel cortile della Diaz. Il vicequestore aggiunto che quella busta ha portato, il 37enne Pietro Troiani, reo confesso perché inchiodato da un agente che ha ormai lasciato la ps, il «supertestimone» 34enne Michele Burgio, rifiuta a sua volta il confronto con il collega al quale dichiara di aver consegnato gli ordigni, Massimiliano Di Bernardini della squadra mobile romana (36), <strong>lo stesso funzionario che ha anche dovuto ammettere di non aver mai subito la famosa «sassaiola», pretesto ufficiale della «perquisizione» della sera del 21 luglio 2001. </strong>E ancora, il capo del Servizio centrale operativo (Sco) Franco Gratteri, uomo di punta della lotta alla mafia e pupillo di De Gennaro, fa la figura di quello che c&#8217;era ma forse dormiva: tutta colpa dei celerini, <strong>dice Gratteri, perdendo tempo solo a spiegare della squadretta da lui mandata «per errore» al Media center della scuola di fronte (computer distrutti, hard disk trafugati&#8230;) e a correggersi come può dopo la visione del filmato che lo inquadra a pochi metri da Gilberto Caldarozzi (suo vice) che confabula con Luperi con la busta in mano.</strong></p>
<p>Vista l&#8217;impossibilità di individuare i singoli picchiatori (al di là dell&#8217;appartenenza o meno al nucleo romano) perché quasi tutti a volto coperto, l&#8217;incriminazione per lesioni gravi passa per l&#8217;articolo 40 secondo comma del codice penale, che punisce il poliziotto per non aver impedito un reato - criterio confortato dalla giurisprudenza ma al quale Lalla potrebbe fare argine. Del resto i circa cento indagati per lesioni sarebbero tutti già assolti se i pm non avessero scoperto la <strong>messinscena delle molotov</strong>, con la quale hanno aggiunto le ipotesi di falso ideologico e calunnia per i tredici firmatari del verbale d&#8217;arresto e gli altri funzionari presenti (diciannove in tutto).</p>
<p><strong>Tutti gli occupanti furono arrestati e la maggior parte picchiata, sebbene non avessero opposto alcuna resistenza. I giornalisti accorsi alla scuola Diaz videro decine di persone portate fuori in barella. </strong>La portavoce della Questura dichiara, in una conferenza stampa, che 63 di essi avevano pregresse ferite e contusioni e mostra il materiale sequestrato, ma senza dare risposte agli interrogativi della stampa.<br />
Uno degli arrestati resterà in coma per due giorni. Le immagini delle riprese mostrano muri e pavimenti sporchi di sangue. A nessuno degli arrestati viene comunicato di essere in arresto, né i reati dei quali sarebbe accusato. Molti di loro scopriranno solo in ospedale (a volte attraverso i giornali) di essere stati arrestati per associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio (gli arrestati però non si conoscevano tra di loro), resistenza aggravata e porto d&#8217;armi. Dei 63 feriti, tre avranno prognosi riservata: la studentessa tedesca ventottenne di archeologia <strong>Melanie Jonasch</strong> (che presentava trauma cranico cerebrale con frattura della rocca petrosa sinistra, ematomi cranici vari, contusioni multiple al dorso, spalla e arto superiore destro, frattura della mastoide sinistra, ematomi alla schiena e alle natiche), il tedesco <strong>Karl Wolfgang Baro</strong> (che presentava trauma cranico con emorragia venosa) e il giornalista inglese <strong>Mark Covell </strong>(che presentava mano sinistra e 8 costole fratturate, perforazione del polmone, trauma emitorace, spalla e omero e trauma cranico, oltre alla perdita di 16 denti, e il cui pestaggio, avvenuto a metà strada tra le due scuole, venne ripreso in un video).</p>
<h2><strong>La sentenza</strong></h2>
<p>La terza sezione della Corte d&#8217;appello del tribunale di Genova ha ribaltato la sentenza di primo grado, che si era limitata a condannare la manovalanza del massacro, vale a dire gli uomini del settimo nucleo del I Reparto mobile di Roma comandati da <strong>Vincenzo Canterini</strong>, assolvendo i funzionari e vertici della polizia.<br />
<strong>La sentenza letta ieri sera dal presidente Salvatore Sinagra assegna invece </strong>- nonostante le prescrizioni intervenute per alcuni reati - <strong>complessivamente 85 anni di carcere a 25 dei 28 imputati. </strong>Unico assolto <strong>Michele Burgio</strong>, l&#8217;assistente di polizia (autista del reparto mobile di Roma) che con le sue dichiarazioni aveva contribuito a far scoprire ai magistrati la vergognosa vicenda delle molotov portate nella scuola (e che si dimise dalla polizia). Prescritto <strong>Michelangelo Fournier</strong>, il comandante del reparto mobile di Roma che parlò in aula, durante in processo di primo grado, del blitz alla Diaz come una <strong>&#8220;macelleria messicana&#8221;</strong>. Pene aumentate, invece, per i suoi uomini: i capisquadra del reparto mobile di Roma sono stati condannati tutti per lesioni gravi a quattro anni di reclusione. Cinque anni al comandante <strong>Vincenzo Canterini</strong>, accusato anche di falso. Tre anni e nove mesi a <strong>Pietro Troiani</strong>, che materialmente portò le molotov all&#8217;interno della scuola Diaz.<br />
Al contrario di quanto è avvenuto in primo grado la Corte d&#8217;appello di Genova ha condannato l&#8217;agente <strong>Massimo Nucera</strong> (3 anni e 8 mesi), protagonista del falso accoltellamento dentro la scuola. Condannati per falso ideologico i firmatari del verbale di arresto, tra cui l&#8217;ex capo della Digos genovese (oggi questore vicario a Torino) <strong>Spartaco Mortola</strong>.<br />
Ma condannati sono soprattutto anche i due funzionari ai vertici (insieme al defunto Arnaldo La Barbera) della catena di comando che preparò a tavolino il massacro della Diaz, e che in questi anni, lungi dall&#8217;essere cautelativamente sospesi, sono stati promossi: <strong>Giovanni Luperi</strong>, allora capo dell&#8217;Ucigos e oggi promosso all&#8217;ex Sisde e <strong>Francesco Gratteri</strong>, allora capo dello Sco e oggi capo della Direzione Centrale Anticrimine. s<strong>ono stati condannati entrambi alla pena di 4 anni di reclusione e all&#8217;interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.</strong></p>
<p>Negli anni successivi al 2001 abbiamo assistito sgomenti ad una elargizione di promozioni ai dirigenti che la sentenza ha riconosciuto colpevoli infliggendo loro, anche, la condanna a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici. E&#8217; auspicabile che il ministro competente abbia oggi la decenza di infliggere ai condannati, seppur tardivamente, la sospensione dal servizio. Gesto che servirebbe, tra l&#8217;altro, a &#8216;risarcire&#8217; l&#8217;opinione pubblica fuorviata dalla pioggia di promozioni ed attestati di stima per aver fatto massacrare centinaia di persone innocenti.</p>
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		<title>Sull’aggressione paramilitare a Oaxaca - Messico</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 14:47:17 +0000</pubDate>
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Condividiamo questa analisi da indymedia emiliaromagna.
Il Messico che lotta, crea e cammina per una vita degna costruendo percorsi di autonomia, di resistenza e d’emancipazione é ancora una volta gravemente ferito da una repressione assassina. Una carovana formata da una trentina di persone appartenenti a diverse organizzazioni nazionali (APPO, VOCAL, CACTUS, Section 22), da giornalisti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.udsgenova.com/wp-content/uploads/2010/05/campamento-8-girl.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-474" src="http://www.udsgenova.com/wp-content/uploads/2010/05/campamento-8-girl-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p><strong>Condividiamo questa analisi da indymedia emiliaromagna</strong>.</p>
<p><strong>Il Messico </strong>che lotta, crea e cammina per una vita degna costruendo percorsi di autonomia, di resistenza e d’emancipazione é ancora una volta gravemente ferito da una <strong>repressione assassina</strong>. Una carovana formata da una trentina di persone appartenenti a diverse organizzazioni nazionali (APPO, VOCAL, CACTUS, Section 22), da giornalisti e da osservatori internazionali, che portava la propria solidarietà ad alcune comunità indigene autonome di San Juan Copala nelle regione Triqui di Oaxaca, é stata violentemente attaccata da un gruppo <strong>paramilitare</strong> facente capo all’organizzazione UBISORT, direttamente legata al partito di governo PRI, di cui fa parte lo stesso governatore dello stato Ulises Ruiz.</p>
<p><span id="more-473"></span></p>
<p>L’imboscata con armi da fuoco alla carovana, organizzata per portare <strong>generi di prima necessità, materiale scolastico e acqua</strong> in una delle regioni più povere della nazione, storicamente ribelle a poteri coloniali e governi, ma caratterizzata negli ultimi anni da violenze e guerre fratricide provocate dal vecchio gioco del “dividi et impera” del governo messicano, ha causato almeno due morti (l’attivista messicana Beatriz Alberta Cariño, dell’organizzazione CACTUS e Tyri Antero Jaakkola, osservatore internazionale di nazionalità finlandese), parecchi feriti e un numero ancora indefinito di scomparsi (finalmente ritrovati).</p>
<p>Dopo la strage di Acteal nel 97 e i massacri di Atenco e Oaxaca nel 2006, questa drastica forma di violenza appare ormai come <strong>l’abituale metodo con il quale il Potere ha scelto di piegare qualsiasi forma di resistenza nelle zone più povere del Messico. </strong>Come una tenia insaziabile che gode della massima impunità, questa strategia, che prevede l’annientamento di chi dissente, ha profonde radici storiche<br />
che marciano al passo di razzismo, esproprio, saccheggio, supremazia e devastazione.<br />
È quella stessa violenza sistemica che il ricco Occidente da sempre impiega in tutte le aree del pianeta colonizzabili e che il governo messicano riproduce, ora <strong>militarizzando il paese</strong> (grazie anche ai cospicui aiuti finanziari di governi europei e statunitense), ora <strong>privatizzando</strong> e <strong>vendendo le terre alle multinazionali</strong>.</p>
<p>In questo ennesimo attacco altro non vediamo che il tentativo di distruggere la resistenza della comunità indigene che dal <strong>Chiapas</strong> a Oaxaca lottano per l’autonomia, per scagliarsi contro coloro che non accettano un’ulteriore forma di colonizzazione che, tramite mega progetti internazionali, vorrebbe privarli dei loro usi e costumi e delle loro terre. Un attacco infine per piegare la resistenza dei movimenti sociali e impedire la solidarietà internazionale.</p>
<p>Da parte nostra non cesseremo di portare il nostro pieno appoggio alle comunità in resistenza e la nostra completa solidarietà ai compagni e alle compagne colpite dalla repressione. Invitiamo a manifestare la propia rabbia, a denunciare e a fare pressioni contro il governo messicano, principale colpevole di questo nuovo massacro.</p>
<p><strong>Collettivo Zapatista di Lugano “Marisol”<br />
Collettivo Nodo Solidale (Roma)<br />
Osservatorio America Latina Xm24 (Bologna)</strong></p>
<p><em>(maggio 2010)</em></p>
<p>http://emiliaromagna.indymedia.org/node/8653</p>
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		<title>Note parallele ad una strategia poliziesca già fallita. Solidarietà da Torino ai compagni e alle compagne dell’Aut-Aut di Genova</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 11:08:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da settimane si sussegue il gonfiarsi della mole di denunce contro i compagni e le compagne dell’Aut-Aut di Genova. Il tutto si inserisce all’interno del terzo segmento dell’operazione poliziesca Rewind, in riferimento agli scontri al G8 University Summit di Torino del 19 maggio 2009. Il ritmo scandito degli altolà dei questurini contro gli studenti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.udsgenova.com/wp-content/uploads/2010/05/2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-469" src="http://www.udsgenova.com/wp-content/uploads/2010/05/2-300x217.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a><span style="font-size: small; font-family: Verdana;">Da settimane si sussegue il gonfiarsi della mole di denunce contro i compagni e le compagne dell’Aut-Aut di Genova. Il tutto si inserisce all’interno del terzo segmento dell’operazione poliziesca Rewind, in riferimento agli scontri al G8 University Summit di Torino del 19 maggio 2009. Il ritmo scandito degli altolà dei questurini contro gli studenti e le studentesse dell’Onda di Genova che hanno partecipato alla straordinaria mareggiata torinese ha oramai assunto la dimensione del ridicolo… una settimana 5 denunce, quella dopo un altro paio, ogni tanto qualche scheggia impazzita mandata in missione solitaria… La conta all’oggi è ferma a 16, l’ultima denuncia la scorsa settimana. Ci vien quasi da ridere, anzi, togliamo il quasi. Ridiamo per l’inconsistenza giudiziaria di dispositivi repressivi vuoti, ridiamo per il metodo da circo usato dalle questure di Torino e indirettamente di Genova, ridiamo perchè non abbiamo paura.</span></p>
<p><span id="more-468"></span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Verdana;">L’accusa che viene propinata è quella del travisamento in manifestazione autorizzata! 16 denunce per teste copertasi – anche solo parzialmente! – sotto la pioggia di lacrimogeni esplosa dagli smarriti fronti polizieschi in corso Marconi, nell’impossibilità di contenere la determinazione e la rabbia di un’Onda non arginabile. Oltre ai compagni e alle compagne di Torino Bologna Padova e Napoli già sotto processo per il primo filone d’inchiesta Rewind, altre denunce sono arrivate nelle ultime settimane in altre città (nuovamente Bologna, Brescia e Venezia): che obiettivo ha l’elargizione di questi dispositivi di avvertimento? pretorini e sbirri pensano di intimorirci? Sbagliano ancora, peccano di meccanica presuntuosità. Il lascito soggettivo plasmato dall’Onda non è così misero da essere in balia dello sfizio repressivo di chi pensa di difendere la pace sociale minacciando, invitando alla ritirata chi invece cose da dire e da fare ne ha ancora tante, per cambiare questo paese di merda che la sua guerra ai giovani e alla loro sete di trasformazione l’ha dichiarata da tempo.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Verdana;">Nel frattempo, mentre il 19 maggio 2010 si avvicina, senza nessuna velleità commemorativa, ma nella politica determinazione di gridare ancora che “dietro quello scudo c’eravamo tutt*”, stiamo costruendo a Torino e Bologna appuntamenti pubblici con i quali proseguiremo la nostra opera di decostruzione di Rewind, aggiungendo un ulteriore tassello simbolico di risposta ad un teorema repressivo già ribaltato.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Verdana;">Sulle vostre facce  scorgiamo solo l’espressione frustrata della sconfitta.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Verdana;">Non siete riusciti  ne riuscirete a fermarci.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Verdana;">Non ci arrendiamo,  fatelo voi.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Verdana;">Solidarietà ai  compagni e alle compagne di Genova</span></p>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 23:18:43 +0000</pubDate>
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