25 Aprile ‘09 - Ora e sempre resistenza!

” Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra
Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri
dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati.
Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate
lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione.”

Noi studenti genovesi saremo in piazza il 25 aprile, a dire che siamo ancora partigiani, e che non dimentichiamo i ragazzi fucilati a 16 anni su in montagna… col furore di sempre…

Corteo studentesco

25 aprile 2009 ore 8.30

davanti alla stazione di Brignole (piazza Verdi)

3 Risposte

  1. AlessiA Says:

    DA UDS NAPOLI :

    25 Aprile 1945-2009

    “Ma quella fede che c’accompagna …
    . . .
    Sarà la legge dell’avvenir””

    Scheda tecnica

    Cos’è il fascismo???
    Il fascismo è stato un sistema politico in un dato periodo della storia d’Italia dominato dall’ideologia fascista e dal regime totalitario di Benito Mussolini; durò dal 28 ottobre 1922, data della marcia su Roma e della nomina di Mussolini a capo del governo, al 25 luglio 1943 quando, in seguito all’ordine del giorno di sostanziale sfiducia votato dal Gran consiglio del fascismo, il duce fu esautorato dai suoi gerarchi e dal re dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia.
    Le caratteristiche sostanziali che contraddistinsero il regime fascista furono: liquidazione dello stato liberale e delle sue istituzioni; negazione i ogni elemento e processo democratico e conseguente repressione violenta delle opposizioni; progressiva organizzazione corporativa dei rapporti economici e sociali; selezione corporativa dei cittadini per categorie sociali, di sesso e di età; dirigismo statale nell’economia; organizzazione gerarchica dell’amministrazione pubblica; nazionalismo e neocolonialismo inteso come pretesa di svolgere una politica estera di potenza. Tratto saliente del fascismo fu pure la ricerca di allargamento della sfera del consenso a vasti settori della popolazione, attraverso un gigantesco apparato di propaganda e la repressione violenta di tutte le voci di dissenso.
    Al fine di accrescere il consenso fu fatto ricorso a una serie di provvedimenti di varia natura: furono promosse le nuove forme di comunicazione di massa (in primo luogo la radio) e fu favorita l’assimilazione della cultura a cultura di regime, e, per ottenere l’adesione dei cattolici, fu stipulato un Concordato fra lo Stato italiano e la Santa Sede. Restò invece solo un aspetto di facciata l’ammodernamento e il rafforzamento dell’apparato militare, la cui esaltazione propagandistica da parte del regime non resse alla prova dei fatti. Il regime fascista inoltre scense a compromessi con il potere costituito che non si oppose fortemente al fascismo, ovvero le forze tradizionali della società italiana, quali la Chiesa, l’esercito e la monarchia. Altro elemento che ha connotato il fascismo è l’asservimento alle logiche naziste, xenofobe e razziste del regime nazista di cui lo stesso fascismo è ispiratore. L’esempio delle leggi razziali del 1938 che dichiaravano gli ebrei una “razza” inferiore determinando la loro esclusione sociale, la loro ghettizzazione e deportazione nei lager nazisti. Lo scempio della concettualizzazione della razza ariana è una delle colpe principali del regime nazi-fascista.
    L’esito delle elezioni politiche del 1924, svoltesi in un clima di intimidazione nei confronti delle opposizioni, fu duramente contestato dal deputato socialista Giacomo Matteotti, che in un discorso al Parlamento denunciò le violenze e i brogli commessi dai fascisti: pochi giorni dopo fu trovato ucciso. Ne seguì una grave crisi che sancì il palesarsi della dittatura fascista in ogni sua forma più becera. Con il discorso del 3 gennaio 1925 il duce si assunse la piena responsabilità delle illegalità fasciste ed esautorò il Parlamento.
    Fascismo dunque è barbarie e repressione Ogni diritto civile e politico è stato cancellato in quegli anni. Molto più di una dittatura, il fascismo è stato una mentalità violenta, una logica di sopraffazione. Il fascismo ha prodotto rovina nel Paese, impoverito i lavoratori, disseminato paura, portato guerra e distruzione. E’ colpa del fascismo e delle sue politiche con i nazisti se l’Italia è stato teatro di guerra e di miseria durante la seconda guerra Mondiale.
    La repressione del dissenso
    Con le leggi eccezionali del 1925-26 (dette “leggi fascistissime”) fu realizzato lo stato totalitario: furono sciolti tutti i partiti, a eccezione naturalmente di quello fascista, e furono dichiarati decaduti dal mandato parlamentare i deputati dell’opposizione; furono soppresse tutte le pubblicazioni periodiche contrarie al fascismo; venne vietato lo sciopero e furono messi al bando i sindacati; fu approvata una nuova legge elettorale che prevedeva una lista unica, governativa; venne introdotta la pena di morte e istituito il Tribunale speciale per la difesa dello stato, incaricato di reprimere ogni forma di dissenso. Molti esponenti dell’antifascismo furono costretti ad emigrare all’estero, in particolare a Parigi e a Mosca. Migliaia di oppositori, in maggioranza socialisti e comunisti, subirono pesanti condanne al carcere e al confino per reati d’opinione o per attività antigovernative come per esempio Antonio Gramsci.

    La Resistenza e la Liberazione …

    Combattere il fascismo. Questo è stato l’appello al quale cittadine e cittadini, lavoratrici e lavoratori, studentesse e studenti del Paese non si sono sottratti. Occorre precisare che le prime azioni partigiane avvengono ben prima dell’armistizio, ovvero nel febbraio 1942, quando il gruppo sotto il comando di Stojan Furlan inizia la guerriglia, facendo saltare i binari nella più lunga galleria che attraversa il Carso nella zona di San Daniele del Carso. Le autorità decidono di non divulgare la notizia per non mettere in luce che l’antifascismo, che trova sostegno fra la popolazione locale, incomincia a organizzare azioni militari. Il giorno del Corpus Domini del 1942
    Nel Marzo 1942 il Ministero degli Interni istituisce l’“Ispettorato Speciale di Polizia per la Venezia Giulia”. Di fronte all’intensificarsi della guerriglia che le rappresaglie non frenano, Benito Mussolini il 31 luglio 1942 si reca a Gorizia e convocati i più alti gradi dell’esercito impone di mettere in atto nell’immediato un ordine impartito in precedenza:

    « …fucilare ai minimi sospetti, bruciare le case ed i villaggi dei contadini »

    Alla Resistenza presero parte gruppi organizzati e spontanei di diverse estrazioni politiche, uniti nel comune intento di opporsi militarmente e politicamente al governo della Repubblica Sociale Italiana (RSI) e degli occupanti nazisti tedeschi. Ne scaturì la “guerra partigiana”, conclusasi il 25 aprile 1945, quando l’insurrezione armata proclamata dal Comitato di liberazione nazionale dell’Alta Italia (CLNAI) consentì di prendere il controllo di quasi tutte le città del nord del paese. Era l’ultima parte di territorio italiano ancora occupata dalle truppe tedesche in ritirata verso la Germania e soggetta all’azione repressiva delle formazioni repubblichine della Repubblica Sociale Italiana cui il movimento partigiano opponeva la propria resistenza. La resa incondizionata dell’esercito tedesco si ebbe il 29 aprile, anche se in alcune città come Genova le forze tedesche si erano già arrese alle milizie partigiane nei giorni precedenti.

    Gli esponenti della Resistenza comprendevano rappresentanti del popolo, come nelle quattro giornate di Napoli o nella battaglia di Gorizia combattuta dagli operai monfalconesi, militanti dei partiti di sinistra, repubblicani e popolari che erano stati perseguitati dal fascismo all’inizio degli anni venti e altre forze di carattere liberale che erano state defenestrate col consolidamento del regime dittatoriale.

    l movimento partigiano, prima raggruppato in bande autonome, fu successivamente principalmente organizzato dal Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), guidato dal generale Raffaele Cadorna, diviso in CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia), con sede nella Milano occupata, e il CLNC (Comitato di Liberazione Nazionale Centrale). Il CLNAI, presieduto da 1943 al 1945 da Alfredo Pizzoni, coordinò la lotta armata nell’Italia occupata, condotta da formazioni denominate brigate e divisioni, quali le Brigate Garibaldi, costituite su iniziativa del partito comunista, le Brigate Matteotti, legate al partito socialista, le Brigate Giustizia e Libertà, legate al Partito d’Azione, le Brigate Autonome, composte principalmente di ex-militari. Altre formazioni che agivano militarmente fuori o non direttamente agli ordini del CLN furono Bandiera Rossa Roma che ebbe 68 militanti trucidati alle fosse Ardeatine, numero rilevantissimo essendo poco meno di un quinto del totale degli uccisi

    Gli scioperi operai del marzo del 1943 dimostrarono che era possibile opporsi al regime fascista arrivando a minare in modo pesantissimo la credibilita’ di Mussolini e ciò fu il preludio della sua messa fuori gioco del 25 luglio. E’ chiaro che furono proprio le sofferenze e privazioni sopportate dalle fasce meno abbienti della popolazione a causa della guerra ad innescare il meccanismo dei grandi scioperi. D’altro canto molti storici indicano come inizio della Resistenza la fase della Guerra di Spagna od ancora la lotta antifascista militare temporalmente a cavalo degli anni ‘20 ed il successivo “fuoriuscitismo” ( ovvero emigrazione forzata per evitare carcere o peggio ) che per l’appunto mantenne vivo il fermento antifascista e conflui’ , in larga parte , nella milizia antifascista nella guerra di Spagna. Ad essere coinvolti in quella che viene anche chiamata guerra partigiana, si calcola siano stati dalle poche migliaia nell’autunno del 1943 fino ai circa 300.000 dell’aprile del 1945 gli uomini armati che, specialmente nelle zone montuose del centro-nord del Paese, svolsero attività di guerriglia e controllo del territorio che via via veniva liberato dai nazifascisti.
    Con mezza penisola liberata e la restante parte ancora da liberare, con violente tensioni sociali ed importanti scioperi operai che già nella primavera del 1944 avevano paralizzato le maggiori città industriali (Milano, Torino e Genova), le popolazioni dell’Italia settentrionale si preparavano a trascorrere l’inverno più lungo e più duro, quello del 1945. Sulle montagne della Valsesia, sulle colline delle Langhe e sulle asperità dell’Appennino Ligure e dell’Appennino Tosco-Emiliano le formazioni partigiane erano ormai pronte a combattere.
    Si calcola che i caduti per la Resistenza italiana (in combattimento o uccisi a seguito della cattura) siano stati complessivamente circa 44.700; altri 21.200 rimasero mutilati ed invalidi; tra partigiani e soldati regolari italiani caddero combattendo almeno in 40.000 (10.260 della sola Divisione Acqui impegnata a Cefalonia e a Corfù);
    Le donne partigiane combattenti furono 35 mila, mentre 70 mila fecero parte dei Gruppi di difesa della donna; 4.653 di loro furono arrestate e torturate. 2.750 furono deportate in Germania, 2.812 fucilate o impiccate; 1.070 caddero in combattimento; 15 vennero decorate con la medaglia d’oro al valor militare.
    Dei circa 40.000 civili deportati, per la maggior parte per motivi politici o razziali, ne torneranno solo 4.000. Gli ebrei deportati nei lager furono più di 10.000; dei 2.000 deportati dal ghetto di Roma il 16 ottobre 1943 tornarono vivi solo in quindici.

    Il riemergere dei fascismo dopo più di 60 anni dalla liberazione
    Neofascismo è il termine con cui si definisce l’insieme dei movimenti politici nati dopo la seconda guerra mondiale, e che si ispirano alle tesi e alle finalità politiche del fascismo, specialmente a quelle della sua fase crepuscolare. Il movimento neofascista in Italia incominciò a prendere vita già nei primi mesi dopo la liberazione, grazie a reduci della repubblica di Salò e a militari italiani prigionieri degli Alleati nei campi per non cooperatori. Nel 1946 molti gruppi agivano illegalmente come i Fasci di Azione Rivoluzionaria ed il Partito Democratico Fascista. Altri reduci decisero di agire democraticamente, all’interno della neonata Repubblica, con la fondazione del Movimento Sociale Italiano, che si definì subito post fascista, con il motto: “Non rinnegare, non restaurare”. Nel 1954, Pino Rauti, in rotta con la segreteria del MSI, fonda il “Centro Studi Ordine Nuovo”, apparato di analisi e di approfondimento. Nel 1960 nasce Avanguardia Nazionale, guidato da Stefano Delle Chiaie. Nel 1969, Pino Rauti e altri dirigenti rientrano nel MSI, mentre, gli ordinovisti contrari al rientro, danno vita al Movimento Politico Ordine Nuovo guidato da Clemente Graziani. Il 21 novembre 1973 viene decretato lo scioglimento dell’organizzazione e trenta membri vengono condannati per ricostituzione del Partito Nazionale Fascista. Tre anni dopo viene decretato, con le stesse motivazioni, anche lo scioglimento di Avanguardia Nazionale. Durante gli Anni di piombo nasce lo spontaneismo armato a destra, con formazioni terroristiche e clandestine come i Nuclei Armati Rivoluzionari, ma anche con formazioni non violente ed associazioni sociali come Terza Posizione. Negli anni ottanta cessano praticamente tutti gli attentati e le azioni violente. Nel 1993 viene varato il Decreto Mancino, che mette fuorilegge per razzismo Movimento Politico, Base Autonoma, Azione Skinhead, L’Uomo Libero. Nello stesso anno Meridiano Zero si scioglie volontariamente.
    La prima critica che il neofascismo fa all’ attuale sistema democratico. Si sostiene che in pratica la democrazia non può esistere, è solo una teoria utopica. Per entrambi i casi dell’ esempio si citano come validi gli esempi dei colpi di stato di tipo sudamericano. Quindi secondo i neofascisti, dittature tipo quella cilena di Augusto Pinochet, non sono che fasi in cui democraticamente la maggioranza della popolazione desidera che il sistema partitico venga sospeso. Viene ripristinato (come è stato nel 1989 in Cile) allorquando democraticamente la maggioranza pende nell’ altro senso. Questo discorso non vale per i regimi fascisti veri e propri, in quanto fondamentalmente il fascismo rifiuta la democrazia. Anche per questo motivo generalmente i neofascisti non vedono un modello fascista nelle dittature di tipo sudamericano o nella Spagna franchista. I neofascisti quindi non considerano il fascismo un sistema politico a se stante a tutti gli effetti, ed a questo proposito ne sostengono la causa. I neofascisti riconoscono l’ esistenza e la superiorità delle razze. Essi identificano in un’unità di stirpe una comunità nella quale riconoscersi ed appartenere in nome della solidarietà reciproca.
    Il neofascismo in sintesi riproduce le logiche della violenza, del terrorismo, della cultura anti democratica. Sono persone e organizzazioni razziste, sessiste, omofobe e xenofobe che proclamano la superiorità dell’uomo su un altro. Negli ultimi anni l’avanzata delle destre sta lasciando ampio consenso a questi gruppi che si impongono sul territorio attraverso la cultura della violenza, della intimidazione personale, della logica individualista. L’errore delle amministrazioni locali e statali è stato quello di lasciare la possibilità di esistere a formazioni come Forza Nuova, Blocco Studentesco, Lotta studentesca, Fiamma Tricolore, che non solo nell’ultimo decennio hanno picchiato se non ucciso cittadine e cittadini solo perché la pensavano diversamente da loro, ma il lavoro politico che fanno sui territori dove esistono è l’inbarbarimento delle coscienze attraverso campagne culturali dove si lanciano messaggi inquietanti omofobi e xenofobi inneggiando al ritorno della dittatura fascista più dura e repressiva di prima. Tali gruppi hanno tentato di infiltrarsi nel movimento studentesco di questo autunno non riuscendoci. Gli scontri di Piazza Navona, i fatti di Giurisprudenza di Napoli e molti altri scontri con questi gruppi neo fascisti sono la dimostrazione della volontà del movimento di essere antifascista, un movimento lontano e indipendente dalle logiche di partito, ma fortemente connotato da idee e pratiche lontane da questi gruppi neofascisti.
    Il fascismo è un reato …
    L’apologia del fascismo è in Italia un reato, come sancito dalla Legge Mancino 20 giugno 1952, n. 645 “Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione” che all’art. 1 recita: “si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista”. Mentre l’art. 4: “Chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità indicate nell’articolo 1 è punito
    Bibliografia…
    1. Giorgio Bassani - Il giardino dei Finzi Contini
    2. Ubaldo Bertoli, La quarantasettesima
    3. Luisito Bianchi - La messa dell’uomo disarmato
    4. Giorgio Bocca - Una repubblica partigiana e Storia dell’Italia partigiana
    5. Mario Bonfantini - Un salto nel buio
    6. Italo Calvino - Il sentiero dei nidi di ragno e Ultimo viene il corvo
    7. Carla Capponi - Con cuore di donna.
    8. Carlo Cassola - La ragazza di Bube
    9. Pietro Chiodi - Banditi
    10. Leonida Costa , le 127 giornate di Riolo Terme
    11. Alberto Cotti - Il Partigiano D’Artagnan
    12. Beppe Fenoglio - Il partigiano Johnny, Una questione privata e I ventitré giorni della città di Alba
    13. Franco Fortini - Sere in Valdossola
    14. Mario Giovana - Storia di una formazione partigiana
    15. Luigi Meneghello - I piccoli maestri
    16. Gianpaolo Pansa - Il sangue dei vinti, La grande bugia, I gendarmi della memoria
    17. Cesare Pavese - La casa in collina
    18. Giovanni Pesce - Senza tregua
    19. Nuto Revelli - La Guerra dei poveri
    20. Nuto Revelli - Mai tardi
    21. Nuto Revelli - Le due guerre
    22. Daniela Anna Simonazzi - Azor La Resistenza incompiuta di un comandante partigiano
    23. Mario Spinella - Memoria della Resistenza
    24. Gino Vermicelli - Viva Babeuf! e Babeuf, Togliatti e gli altri
    25. Renata Viganò - L’Agnese va a morire
    26. Elio Vittorini - Uomini e no
    27. Giovanni Sbordone - Il filo rosso
    28. AA. VV. - Lettere Dalla Resistenza
    Filmografia
    29. Luchino Visconti, Giorni di gloria, 1945
    30. Roberto Rossellini, Roma città aperta, 1945
    31. Alessandro Blasetti, Un giorno nella vita, 1946
    32. Roberto Rossellini, Paisà, 1946
    33. Aldo Vergano, Il sole sorge ancora, 1946[2]
    34. Carlo Lizzani, Achtung, banditi!, 1951
    35. Carlo Lizzani, Cronache di poveri amanti, 1954
    36. Carlo Lizzani, Il gobbo, 1960
    37. Citto Maselli, Gli sbandati, 1955
    38. Mario Petri, I sette contadini, 1958
    39. Roberto Rossellini, Il generale Della Rovere, 1959
    40. Roberto Rossellini, Il diario di Anna Frank, 1959
    41. Roberto Rossellini, Era notte a Roma, 1960
    42. Gillo Pontecorvo, Kapò, 1960
    43. Florestano Vancini, La lunga notte del ‘43, 1960
    44. Luigi Comencini, Tutti a casa, 1960
    45. Dino Risi, Una vita difficile, 1961
    46. Sergio Corbucci, I due marescialli, 1961
    47. Nanni Loy, Un giorno da leoni, 1961
    48. Giuliano Montaldo, Tiro al piccione, 1961
    49. Nanni Loy, Le quattro giornate di Napoli, 1962
    50. Luigi Comencini, La ragazza di Bube, 1963
    51. Dino Risi, Andremo in città, 1965
    52. Liliana Cavani, La donna nella Resistenza, 1965
    53. Marco Risi, La strada più lunga, 1965
    54. Florestano Vancini, Le stagioni del nostro amore, 1966
    55. Gianni Puccini, I sette fratelli Cervi, 1968[3]
    56. Bernardo Bertolucci, Il conformista, 1970
    57. Valentino Orsini, Corbari, 1970[4]
    58. Vittorio De Sica, Il giardino dei Finzi Contini, 1970
    59. Bernardo Bertolucci, La strategia del ragno, 1970
    60. Franco Giraldi, Vidali, una lezione di antifascismo, 1971
    61. Mauro Bolognini, Libera, amore mio!, 1973
    62. Carlo Lizzani, Mussolini, ultimo atto, 1974
    63. Luigi Magni, Nemici d’infanzia, 1975
    64. Giuliano Montaldo, L’Agnese va a morire, 1976
    65. Ettore Scola, Una giornata particolare, 1976
    66. Bernardo Bertolucci, Novecento, Atto II, 1976
    67. Pier Paolo Pasolini, Salò o le 120 giornate di Sodoma, 1976
    68. Umberto Orsini, Uomini e no, 1980
    69. Damiano Damiani, Piazza Loreto, 1981
    70. Paolo e Vittorio Taviani, La notte di San Lorenzo, 1982
    71. Marco Tullio Giordana, Notti e nebbie, 1984
    72. Roberto Faenza, Jona che visse nella balena, 1993
    73. Corrado Farina, Per ignota destinazione, 1995 [5]
    74. Renzo Martinelli, Porzûs, 1997
    75. Roberto Benigni, La vita è bella, 1997
    76. Francesco Rosi, La tregua, 1997
    77. Daniele Luchetti, I piccoli maestri, 1998
    78. Guido Chiesa, Il partigiano Johnny, 2000
    79. Andrea Frazzi, Il cielo cade, 2000

  2. Tommaso Says:

    Ecco il video della manifestazione: http://www.youtube.com/watch?v=yjNS7ESDVnM

  3. vesselofsky Says:

    I want to quote your post in my blog. It can?
    And you et an account on Twitter?

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